Giornale di Vicenza Stampa E-mail
Giovedì 27 Ottobre 2005.
Cinquemila miglia insieme al velista francese Joe Seeten, dalla Francia al Brasile
La sfida del giudice-skipper Carreri alla transoceanica
«Ho aspettative che vanno al di là della competizione: sarà già formidabile attraversare l’Atlantico e vedere le luci di Bahia», spiega il magistrato. Salperà il 5 novembre
Image(i. t.) Anche navigatrice, chi l’avrebbe mai detto? Cinquemila miglia marine dalle coste della Francia al Brasile, sfidando le onde dell’oceano alte venti metri, su una barca a vela fabbricata con materiale tecnologicamente all’avanguardia, in una competizione lunga quaranta giorni contro l’ignoto, come solo può essere la navigazione a quei livelli. È la Formula uno del mare, non a caso tra i concorrenti c’è un certo Giovanni Soldini, uno dei più grandi navigatori del mondo, che se si esibisce su un trimarano.

ImageChe Cecilia Carreri fosse una donna indipendente, sotto il profilo intellettuale s’intende, non c’era mai stato dubbio. Conosciuta dall’opinione pubblica vicentina come giudice per le indagini preliminari, in dieci anni di permanenza in uno degli uffici più delicati del tribunale ha dato molte volte prova di sapere andare controcorrente. Non si può certo dire - come sanno i pubblici ministeri - che fosse un giudice appiattito sulle posizioni della procura. Tutt’altro.
In uno degli ultimi scioperi dei magistrati, per dire di che pasta è fatta, è stata l’unica a non appendere la toga. «Un magistrato non dovrebbe scioperare mai, è una contraddizione», ha detto convinta al cronista.
Ma da qualche anno a questa parte, questa determinata, inflessibile e gentile signora, segno del cancro, dopo avere dedicato gran parte della propria esistenza allo studio, ha deciso di inventarsi un ruolo agli antipodi.
Quello dell’esploratrice dilettante, perché il suo lavoro vero è quello di giudice. Dapprima ha calzato gli scarponi e si è misurata con l’Himalaya raggiungendo i 6 mila metri e rotti, poi ha scalato pareti verticali, infine, ha deciso di confrontarsi con l’assoluto: una transoceanica assieme al navigatore francese Joe Seeten, sull’open 60 Mare Verticale. Da sola, a combattere i flutti, le tempeste e i molteplici imprevisti che si presenteranno.
Forse anche per questo, oltre che per seguire all’epoca l’anziana madre, Cecilia Carreri da qualche mese ha preso l’aspettativa. Rientrerà in servizio a fine anno. Nel frattempo si è preparata per cogliere tutti in contropiede, alla sua maniera.
L’ultimo numero di Bolina, rivista di andar per mare, dedica un articolato servizio alla “Jacques Vabre”, la transoceanica che prenderà il via il 5 e 6 novembre da Le Havre per raggiungere Salvador De Bahia in Brasile.
Si raccontano i retroscena di una competizione alla quale partecipano talenti internazionali come Francis Joyon, Alain Gautier e appunto il nostro Soldini. Trentaquattro gli equipaggi al via e tra questi, appunto, c’è quello del giudice-skipper Carreri, su una barca di diciotto metri.
La sua passione per il mare non è recente, vista la sua dimestichezza per le barche a vela veloci come il Mumm 36. «Ho deciso - rivela il giudice a Bolina - di conoscere l’oceano così. Cercavo una barca che fosse la logica prosecuzione dei Mumm 36. Sono rimasta scioccata dagli open 60. Ho sentito una profonda continuità tra le mie esperienze e queste barche, che riflettono il mio modo di vedere e pensare la navigazione».
La barca, Mare Verticale, non ha sponsor. Stavolta, il giudice-skipper ha deciso di mettersi alla prova fino in fondo. I rischi non sono pochi. «Ho aspettative che vanno al di là della competizione - confessa -: sarà già formidabile attraversare l’Atlantico e vedere le luci di Bahia». Una bella lotta, davvero. Chapeau, cappello signori.
 
< Prec.



Mareverticale
Philosophie de Mare Verticale
Cecilia Carreri
Joé Seeten
Le bateau
L'aventure
Press
Ultime foto
Ultime Press
Archivio stampa
Archivio Stampa